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Compagnia / Teatro adulti
Indice delle produzioni
4.48 DI SARAH KANE
Con Cinzia Scotton.
Regia di Mirko Corradini.
Sarah Kane scrive di morte. Di sesso. Di violenza. Di suicidio. Scrive senza filtri.
È trasparente in ogni suo sentimento.
Sarah Kane esprime amore, odio, dolore, angoscia, desiderio, con una franchezza tanto lucida e vera da poter essere definita candida. Candida come il bianco.
Sarah Kane ti investe come un fiume in piena. Con una forza che solo l’acqua sa avere.
Il nostro 4.48 nasce da questi tre elementi: TRASPARENZA, BIANCO, ACQUA.
La trasparenza di una camera di sicurezza per persone che hanno tentato il suicidio: senza più intimità, sottoposti all’incessante pressione dello sguardo clinico. Osservati da tutti, giudicati da tutti. E ognuno giudica da un punto di vista diverso: il proprio punto di vista
Una stanza tanto bianca quanto inespressiva. na stanza dove le parole si trasformano in acqua, in sangue, in amore, in speranza. In tende che si chiudono per sempre.
"4.48" è il grido silenzioso di chi ha troppa voglia di vivere, la lucidità di chi ha deciso di morire, la consapevolezza di chi ha scelto di non farcela più, la disperata confessione di chi ha troppa paura di soffrire ancora. L’ultima supplica di chi ha troppo amore da dare. E troppo da chiedere.
“Non ho nessuna voglia di morire. Nessun suicida ne ha mai avuta”.
Scheda produzione (file pdf) |
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BIG FISH
tratto dall’omonimo romanzo di Daniel Fallace con alcuni salti nel film di Tim Burton adattamento teatrale di Cinzia Scotton.
Con Klaus Saccardo.
Regia Mirko Corradini.
“Big Fish” è uno spettacolo che nasce dalla necessità di parlare di due temi molto delicati e vicini all’animo umano. Due temi che si fondono in un unico rapporto padre – figlio. La ricerca del “sogno” per fuggire alla vita reale che porta necessariamente ad “una fine”, ed il rifiuto del sogno per ritrovare “un fine” nella realtà.
Un conflitto che si risolve in una profonda presa di coscienza umana, e che si traduce in un atto d’amore in cui “la fine” e “il fine” della vita coincidono. Il tema centrale è quello della morte di un padre. La morte di un padre vissuta attraverso la mente e il cuore di un figlio, attraverso l’enorme difficoltà umana di “accettare” il distacco, la separazione.
Ne esce un quadro quanto mai contraddittorio: la profonda devozione nei confronti di chi ha generato la nostra vita, ma al tempo stesso gli inevitabili “rimproveri” nei confronti di chi non è stato “perfetto” nel suo ruolo di genitore. Vi si aggiunge, evidente ma inattaccabile, l’atavica incapacità umana di dire, a chi amiamo e ci sta lasciando, ciò che pensiamo veramente.
“Big fish” non è solo questo. È il sogno, in tutta la sua complessità.Il sogno è l’arte di vivere parallelamente alla realtà, di creare, di viaggiare, di astrarsi dalla “verità”. È enorme generosità e inevitabile egoismo insieme: è una “nostra” invenzione, un nostro mondo nel quale l’altro rientra secodo la nostra volontà, la nostra necessità e le nostre regole. È una sfera individuale, che crea inevitabilmente una scissione tra noi e gli altri. Che crea la scissione tra un padre e un figlio.
Big fish è il tentativo di colmare questa separazione, affrontando insieme una separazione più grande. La più grande. È il punto d’incontro e la fusione dei contrari: la morte (la realtà) e la vita (il sogno).
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CERCANDO TOTO'
monologo teatral/musicale di Rocco Sestito. Con Vito Catanzaro, Roberto Bertocco-contrabasso, Denis Cappelletti – voce , Gabriele De Feo – chitarra , Andrea Lorusso – chitarra, Mauro Patton – percussioni, Chiara Viganò – percussioni . Voce registrata: Cinzia Scotton. Una coproduzione tra Emit Flesti, EstroTeatro, Teatro delle Quisquilie.
Sulle macerie morali dell’Italia di oggi, il viaggio, lungo 150 anni, di un giovane del Sud che, con disincanto e ironia, da angolazioni insolite, rilegge la storia del nostro Paese, dall’Unità a oggi. Un pellegrinaggio alla ricerca di un Qualcuno, di un Qualcosa, che possa imprimere un’inusitata direzione al corso degli eventi. La speranza, anzi la certezza, che un nuovo e fresco vento si alzerà, a spazzare via l’amarezza imperante e far sventolare, ancora, l’ormai inerte tricolore. Un’improrogabile esigenza, un appassionato invito a non restarsene rassegnati, “Aspettando Godot”, ma a darsi da fare... “Cercando Totò”!.
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TANA LIBERA TUTTI (il mondo capovolto)
Con Mirko Corradini.
Drammaturgia e regia di Maura Pettorruso.
Musiche a cura di Daniele Filosi.
Nell'aprile del 2007, Mirko Corradini, regista teatrale dell'occidente impegnato, compie il suo primo viaggio nel nord di quell'Africa centrale chiamata "terra ugandese". Con l'Associazione Ombre nel Mondo dà vita a un laboratorio teatrale per i ragazzi del campo profughi di Gulu, nel nord dell'Uganda. Vive un viaggio-sogno, e ritorna nel suo occidente con un altro sogno nella mente: che qualcuno in più conosca quel mondo capovolto dove lui, e molti altri, si sono scottati l'anima. E banalmente qualcuno potrebbe domandarsi "Ma lì - laggiù -, è tutto capovolto perchè il mondo è sotto l'equatore? Perchè la gente sta a testa in giù, e questo non fa bene ai pensieri?"
Lì il mondo è capovolto. Quello che per noi è il surreale, lì diventa realtà.
Quello che per noi è anormale, lì diventa normalità.
Quello che per noi è illogico, lì assume la sua rigorosa logicità.
Ciò che per noi è scontato, lì viene venduto a caro prezzo.
Tana libera tutti è un racconto sull'infanzia negata, sulla vita passata a nascondersi per non essere inghiottiti dalla notte, su una tragedia talmente grande da non poter essere compresa.
Un lungo racconto per raccontare. Per farsi voce di un grido che da troppo tempo si strozza muto nella gola del popolo ugandese.
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